la cosa più preziosa è: custodire il silenzio, perché nessuna esperienza è possibile se non ci si predispone al silenzio per poterla compiere. Peter Brook
Il tempo del silenzio
la memoria, il dolore, la speranza
In questo momento storico dell’egemonia delle tecnologie che massificano la cultura e la privano del potere innovativo ed “energetico”, in una società dove spesso dobbiamo districarci nel mezzo di una giungla concettuale, pensiamo sia necessario lavorare sulla chiarezza contro la confusione, sul dialogo contro la durezza e le incomprensioni, scegliendo il tempo del silenzio come riflessione per dibattere insieme e per produrre delle analisi e delle risposte concrete alle questioni del mondo contemporaneo.
Non si tratta certamente di rifiutare tout court le nuove tecnologie, ma di restaurare certe condizioni per mettere in opera una politica culturale dello spirito, originale, audace, per rompere gli schemi attuali, per reinventare dei modelli culturali senza tagliare le nostre radici e annullare le nostre singolarità.
Vogliamo sottolineare l’ importanza dell’ esperienza del silenzio: il silenzio come spazio sacrale e come silenzio teatrale che comunica, che indica l’aver colto la condivisione stabilendo attraverso il linguaggio del teatro un contatto con la parte autentica del nostro essere.
Come dice la poesia di Chandra Livia Candiani “il silenzio è cosa viva, bisogna dargli spazio intorno ai gesti ordinari, dargli una stanza” e seguendo gli insegnamenti di Peter Brook grande uomo di teatro e di pensiero “per arrivare al cuore delle cose, devi creare il vuoto intorno alle cose, scoprirle nude”.
Il progetto festival nelle sue varie articolazioni è aperto a differenti influssi dove ognuno scava in profondità nel solco della conoscenza, cercando un nutrimento non finalizzato alla consumazione immediata dell’oggetto : un percorso non solo spettacolare ma anche chiave di interpretazione di una società che sta mettendo insieme i pezzi con l’aiuto della scienza, che però non riesce a dare tutte le risposte e a investigare sulle nostre sensibilità.
La memoria, per capire la contemporaneità attraverso il passato e la memoria del luogo. Il dolore come momento da attraversare, per prenderlo in mano e cercare di viverlo come un messaggero che risveglia, la speranza che diventa un’opportunità e una sfida per tutti e per chi si riconosce in esperienze di riflessione profonda.
Sono queste alcune parole chiave di un progetto di festival pieno di energia, aperto, popolare e riflessivo, non categorie rigide o vuote ma linee che si intersecano fra loro producendo ossigeno e accendendo fuochi immaginativi ed emozionali, in maniera catartica e costruttiva.
Vogliamo investire in un teatro di ricerca non accademico, che lavora con energia su nuove strade espressive e su nuove drammaturgie e nello stesso tempo sottolineare l’importanza della tradizione, del repertorio e dell’attore, come fulcro della comunicazione, che dialoga con tutte le tipologie di pubblico e che con il suo millenario sapere unisce la memoria antica e contemporanea della nostra cultura.
Pensiamo a un modo di fare teatro fortemente radicato nel territorio, ma che in maniera complementare vuole costruire relazioni sistematiche con altri, più vasti, orizzonti teatrali.
In questa idea di officina della cultura e di laboratorio aperto , il festival presenta spettacoli e work in progress che avranno per lo più qui la loro prima rappresentazione, come opportunità per poter iniziare un cammino, alcuni testi ancora freschi di scrittura, altri che sono studi per possibili spettacoli. Vogliamo promuovere e sostenere attivamente la drammaturgia contemporanea italiana, come un catalizzatore per valorizzare i progetti esistenti e costruire una rete di discussione, ascolto e di fattiva collaborazione. Un processo che mette gli autori in un concreto confronto con la scrittura, con la produzione e la promozione dei testi teatrali.
Il festival attraversa spazi, strade e scorci di paesaggio, accompagnando gli spettatori alla scoperta di luoghi segreti e svelando un modo diverso di viverli, in una successione di tempo e di spazio dove il protagonista è il paese con i suoi abitanti, e la relazione fra il teatro e lo spazio: è un progetto site specific, che permette agli spettatori di vedere i luoghi familiari del borgo di Radicondoli con altri occhi.
La vocazione e l’identità del Festival è fortemente legata all’uso dello spazio naturale che diventa scenografia, con un uso molto green degli allestimenti tecnici e con la consapevolezza di organizzare un progetto sostenibile e attento al risparmio energetico e a ridurre l’impatto ambientale utilizzando un approccio globale, che investa tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione finale.
Il festival di Radicondoli sceglie con attenzione i lavori che sono espressione artistica della mutazione contemporanea e si impegna per diventare luogo privilegiato per promuovere il dialogo internazionale, interculturale e intergenerazionale.
Con finestre sul mondo l’attività del festival di Radicondoli in questi ultimi anni si è caratterizzata per la capacità di guardare oltre i consueti orizzonti teatrali con progetti su nuove drammaturgie e altre culture teatrali, esperienze originali e innovative che normalmente trovano poca visibilità nel contesto teatrale italiano. Musica, teatro, danza, arti visive da tutto il mondo e anche da territori periferici come Senegal, Pakistan, India, Palestina e inoltre Svezia, Belgio, Francia, Grecia, Israele, piccole produzioni, territori di confine di grande interesse culturale e valenza spettacolare che rappresentano un mondo magmatico di grande energia e di forte attrazione culturale e spettacolare.
Da sottolineare l’evoluzione del festival che non solamente ospita ma interviene su progetti di produzione o coproduzione che comunicano l’energia del festival e l’immagine di Radicondoli nei più importanti teatri italiani.
Nel corso di questi anni abbiamo creato un osservatorio periodico con l’obiettivo di monitorare, selezionare e sostenere alcuni progetti produttivi giovani, e costruire una rete con altri festival e teatri, per valorizzare e circuitare le esperienze comuni del teatro giovane di ricerca.
In una linea parallela al cartellone degli spettacoli, il festival continua a sviluppare una strategia di formazione per i giovani che si avvicinano ai mestieri del teatro, con un programma di appuntamenti, stages di formazione sui mestieri dello spettacolo, approfondimenti critici e iniziative culturali intorno al fare teatro .
Si sono stabiliti rapporti di partenariato con le università di Siena/ Arezzo e Firenze/Prato, il festival inoltre partecipa al progetto Reset, una rete delle associazioni della provincia senese e fa parte della rete museale senese.
Il Festival crea indotto, economia, lavoro, incide sul territorio locale dal punto di vista economico, e sull’attrattività turistica, generando posti di lavoro e formando competenze avanzate. Si è compiuto uno scambio fruttuoso di saperi e di competenze fra festival e comunità, inserendo dei giovani e giovanissimi nella struttura tecnica e organizzativa e utilizzando al meglio i professionisti di valore del territorio.
Abbiamo cercato di stimolare un flusso continuo di energie che riconosca nell’evento culturale non solo il luogo dove avvengono spettacoli, ma lo spazio da dove partono nuove proposte estetiche e riflessioni di vita, uno spazio dinamico, dove sia possibile discutere e confrontarsi.
Radicondoli come isola culturale fra il sapere antico e lo sviluppo futuro: un luogo che unisce la formazione ai mestieri dello spettacolo, l’arte contemporanea agli spazi ambientali, la riflessione sul teatro agli incontri di letteratura, in una dimensione dinamica che rafforza l’idea complessiva del festival come fucina creativa e produttiva.
Massimo Luconi, direttore Radicondolifestival