Lascia sia il vento

Quarant’anni di festival non sono un semplice traguardo, ma il manifesto di una comunità che, con grande lungimiranza, ha scelto la resistenza culturale per trasformare un piccolo borgo in un’officina creativa permanente.

In un momento storico attraversato da profonde incertezze, dove le tecnologie massificano la cultura e la privano del potere innovativo ed “energetico”, un momento in cui la politica sembra disattendere speranze di riflessione profonda, credo che un Festival come quello di Radicondoli abbia un ruolo importante: interrogare le nostre abitudini, porre dubbi dove abbiamo troppe sicurezze, chiedersi qual è il ruolo e l’obiettivo che l’impresa culturale di un ente pubblico intende assumere.
Attraverso i progetti sviluppati dagli artisti invitati al Festival, attraverso la prossimità che l’esperienza dello spettacolo dal vivo crea, vogliamo rendere visibile la vicinanza, l’ attenzione di un luogo aperto ai maestri, ai giovani professionisti, alla tradizione e alle nuove tendenze, senza schematismi ideologici, superando il concetto della rassegna effimera, per affermare un uso diverso dell’ idea di festival, come a un mezzo unico ed eccezionale che parla con una comunità e non solo con una elite di addetti ai lavori.
40 anni di festival sono un evento speciale, un lungo cammino che denota lungimiranza e resilienza da parte di un piccolo centro come Radicondoli, che ha sempre sostenuto il progetto festival. Un impegno che focalizza Radicondoli come un luogo che punta sulla cultura e sulla creatività e riconsidera il valore della cultura, come opportunità di crescita sociale e economica, come motore di mobilità e di energia e la assume come linea guida per lo sviluppo futuro.
La 40ª edizione del Festival prevede la partecipazione di 20 compagnie, per un totale di 27 titoli di cui 7 in prima nazionale.
Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune. Un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui riflettere insieme la contemporaneità e il futuro.
Il lavoro di quest’anni ha rafforzato una indicazione chiara: continuare a muoverci
tra ricerca e pratica, costruendo strumenti condivisi, spazi di ascolto e processi che mettano al centro persone, territori e relazioni.
Il Festival di Radicondoli si riconferma luogo dinamico e privilegiato per il dialogo interculturale e intergenerazionale, un’ officina creativa che presenta proposte originali di spettacoli e work in progress, tra tradizione e nuova scrittura, tra giovani e professionisti affermati: un luogo magmatico dove si intersecano altri sguardi sul teatro e sul mondo e dove l’impegno prioritario, diventa la progettazione di un flusso di rapporti e di energie creative, in una forma di antico rito collettivo, fra la festa popolare e la performance.
Uno spazio sacrale ma nello stesso tempo aperto a differenti influssi, democratico e sincretico fra diverse culture: il rifugio e anche il luogo delle risposte alla complessità del mondo.

Dal 18 al 31 luglio il festival diventa una sorta di viaggio che tocca corpi, memorie e architetture, i luoghi diventano punti di vibrazione, in cui il gesto teatrale si innesta nel contesto ambientale trasformandolo. E il pubblico è chiamato non solo a osservare, quanto a sospendere il ritmo quotidiano per entrare in una densità diversa, in una qualità percettiva più intensa.
Il festival come spazio liminale, tra pratica estetica e necessità interiore, tra sperimentazione e capacità di lasciarsi attraversare.

Il programma di questa edizione è un caleideoscopio di incroci spettacolari e giocosi, riflessivi ed intimi e si dispone come un invito a ritrovare il tempo dell’interiorità, stabilendo attraverso il linguaggio del teatro un contatto con la parte autentica del nostro essere: un percorso che vuole aprire un campo percettivo in cui l’evento spettacolare possa rivelarsi nella sua natura di nutrimento non finalizzato alla consumazione immediata dell’oggetto ma anche chiave di interpretazione e di investigazione sulle nostre sensibilità.

Anche in questa edizione lavoreremo su progetti che sottolineano l’importanza dell’ esperienza di una comunicazione diretta e intima con il pubblico, attraverso percorsi narrativi per vivere e animare la nostra “percezione silenziosa”, inclinare la testa verso i suoni e le parole, per ascoltare il silenzio come nutrimento e riflessione profonda.
Lascia che sia il vento è l’incipit di una poesia di Margherita Guidacci ed è lo spettacolo intorno all’opera poetica di una delle grandi voci della poesia italiana del 900. Con l’architettura sonora di Mirio Cosottini, un coro di voci bianche e l’interpretazione di Sandra Bedino si entra nella scenografia ambientale di un boschetto di lecci ai margini del paese che diventa un contenitore misterioso e avvolgente.
Su questa linea di ricerca, la parola poetica di Erri De Luca, il viaggio di Solo andata dei tanti migranti che attraversano il mediterraneo. Flo, cantante e attrice di grande espressività, ha condotto un laboratorio sulla voce con un coro composto da dieci donne su un percorso sulla vocalità e sulla narrazione sonora fra parola e musica.

Il ruolo dell’attore rimane focale con alcune presenze significative del teatro e cinema italiano, come Elena Arvigo con Ismene, un testo del grande autore greco Ghiannis Ritsos, Paola Pitagora e Fernando Maraghini che presentano in prima nazionale Vai Pure sulla storia di vita di un grande artista come Pietro Consagra e la teorica del femminismo Carla Lonzi, Laura Marinoni con una riscrittura di Madre coraggio di Brecht, la compagnia Marcido Marcidoris con lo storico successo de Le serve di Jean Genet riproposto dopo 40 anni, Mariangela D’ Abbraccio in Lady Day scritto da Maurizio De Giovanni, uno struggente e intenso testo su Billie Holiday. Marco Paolini uno dei grandi maestri del teatro di narrazione è una presenza significativa con Antenati un viaggio dentro la nostra storia, un racconto che con ironia e leggerezza parla di ecologia, progresso, siccità, guerre, razzismo.
Il festival di Radicondoli sceglie con attenzione i lavori che sono espressione artistica della mutazione contemporanea con delle proposte tematiche forti e importanti, come l’ambiente, la tragedia della guerra, l’emigrazione, le altre culture, i meccanismi familiari etc…

Resto qui Il lavoro di Arianna Scommegna e Mattia Fabris dal romanzo di Marco Balzano ci porta nel mondo delle minoranze dimenticate, delle piccole grandi tragedie che hanno attraversato la storia del nostro paese.
Nicola Russo con Christophe getta uno sguardo intimo e profondo sulle altre culture, sull’umanità di un sans papier tunisino conosciuto nel cuore della metropoli parigina.

Federica di Martino con Corpo felice di Dacia Maraini mette i scena i temi focali della vita femminile, i diritti delle donne, la maternità, i figli. L’attività del festival di Radicondoli in questi ultimi anni si è caratterizzata per la capacità di guardare oltre i consueti orizzonti teatrali con progetti su nuove drammaturgie e altre culture teatrali, esperienze originali e innovative che normalmente trovano poca visibilità nel contesto teatrale italiano. Finestre sul mondo 2026 si apre sul lavoro di Abdou Gueye giovane attore, scrittore e regista della compagnia Phoenix di St Louis in Senegal, che presenta il suo nuovo lavoro teatrale Trace/ traccia dall’opera di Felwine Sarr uno spettacolo che attraversa la lunga storia dalle origini dell’umanità dalle fratture coloniali, dalle resistenze passate alle rivolte contemporanee per affermare una presenza nel mondo: eravamo, siamo e saremo.
Abdou presenta inoltre il suo primo romanzo Wujju/Coépouse Seconda moglie.
La storia di tre donne che raccontano le loro ferite, confrontandosi con le contraddizioni di un Senegal dove la poligamia oscilla tra tradizione, fede e sofferenza intima. Abodu Gueye attualmente vive in Francia e la sua ricerca è incentrata sui rapporti sociali fra Europa e Africa, fra modernità e tradizione nella società africana e sui fermenti che animano i giovani senegalesi al di là del desiderio di cercare il viaggio della speranza verso l’Europa. La sua nuova dimensione di autore al centro del dibattito Europa, Africa , si è sviluppata grazie anche al sostegno del festival di Radicondoli che negli ultimi anni ha dato fiducia al suo lavoro e sostenuto il suo percorso creativo.

La nuova ricerca drammaturgica dei giovani e dei maestri è un punto di riferimento essenziale per il teatro del presente e futuro. In questo senso il festival si impegna da sempre nella promozione di nuovi autori e nuovi linguaggi, commissionando opere originali e lavorando anche sulla connessione fra linguaggio teatrale e nuove tecnologie, spazio scenico e arte contemporanea.

Dacia Maraini è da tempo una presenza preziosa e importante per il festival, il suo lavoro di grande scrittrice è sempre attento all’evoluzione drammaturgica e anche in questa edizione presentiamo un suo testo sulla condizione femminile Corpo felice con l’interpretazione di Federica di Martino.

Nicola Zavagli, regista e drammaturgo da tempo attivo con la compagnia toscana di teatri d’imbarco patner del festival, presenta La magnifica imperferzione, giro del mondo su una palla in volo, il suo nuovo lavoro sul mondo della pallavolo con Andrea Zorzi, fuoriclasse della pallavolo mondiale e Beatrice Visibelli.

Nel corso di questi anni abbiamo creato un osservatorio periodico con l’obiettivo di monitorare e sostenere alcuni progetti produttivi di compagnie giovani, e costruire una rete con altri festival e teatri, per valorizzare e circuitare le esperienze comuni del teatro giovane.
In questa edizione alcuni autori under 35: Ciro Gallorano, vincitore della Biennale College Teatro 2023/24, la compagnia Pilar Ternera, Carlo Caracciolo noto attore televisivo ma di solide tradizioni teatrali napoletane, Francesco Dendi attore e regista da tempo impegnato nel rapporto fra tecnologia e racconto teatrale.

Il festival è anche il luogo dell’incontro, del divertimento e del piacere condiviso e vuole essere festa per tutta la comunità che si appropria dello spazio e della comunicazione teatrale per restituire allo spettacolo dal vivo la dimensione di rito collettivo e per fare del festival uno spazio vivo, dove sia possibile discutere e confrontarsi, un luogo di forte socialità oltre che di spettacolo.
Alcuni spettacoli sono pensati in questa ottica di evento ludico, di gioco intellettuale in rapporto diretto con tutte le varie tipologie di pubblico anche per giovani e giovanissimi che sia avvicinano con curiosità all’evento teatrale. In questa linea colta e popolare, Maria Cassi insieme a Leonardo Brizzi, torna al festival dove è sempre una presenza molto amata dal pubblico, con il suo istrionismo surreale e comico con un spettacolo fra ricordi e musica, Peppe Voltarelli, uno degli chansonnier più originali del teatro canzone di gaberiana memoria, compie un viaggio dalla Calabria fino a Leo Ferrè e Bob Dylan, passando appunto per Gaber, gli straordinari musicisti acrobati del Teatro necessario ci portano nel mondo del circo e delle impossibili/ possibilità del gioco scenico fra il paradosso acrobatico e il talento puro di musicisti raffinati.

Il festival quest’anno si concede ai numerosi appassionati della lirica con un recital di Sabina Martin, cantante tedesca ma con radici a Radicondoli, con un viaggio nel mondo del teatro musicale, da Puccini a Schubert.

Nel bellissimo centro storico di Belforte, Il concerto di Giulia Bertasi e il suo trio ci trasporta nel mondo delle sonorità cinematografiche in una location intima e coinvolgente. Il lavoro raffinato e intenso che Mirio Cosottini compie da diversi anni e che lo pone fra i musicisti più interessanti del panorama della musica contemporaea fra ricerca e improvvisazione jazzistica, si condensa con un concerto per tromba e pianoforte insieme a Tonino Miano, una sequenza di “stanze” musicali che non sono una composizione chiusa, bensì come un dispositivo generativo: una guida, un segnale simbolico, una soglia attraverso cui il suono non rappresenta ma si rivela.
In una linea parallela al cartellone degli spettacoli, il festival continua a sviluppare una strategia di formazione per i giovani che si avvicinano al teatro, con un programma di appuntamenti, stages sui mestieri dello spettacolo, approfondimenti critici e iniziative culturali intorno al fare teatro . Si sono stabiliti rapporti di partenariato con le università di Siena/ Arezzo e Firenze/Prato, con la scuola di musica di Fiesole, e con molte realtà teatrali toscane e nazionali, il festival inoltre ha partecipato per alcuni anni al progetto Reset, una rete delle associazioni della provincia senese e fa parte della rete museale senese.
La vocazione e l’identità del Festival è fortemente legata all’uso dello spazio naturale che diventa scenografia, con un uso molto green degli allestimenti tecnici e con la consapevolezza di organizzare un festival sostenibile e attento al risparmio energetico, valorizzando gli spazi architettonici con soluzioni scenografiche e tecniche semplici e inserite nell’ambiente naturale.
Radicondoli come isola culturale che unisce il sapere antico allo sviluppo del futuro, un luogo che unisce la formazione allo spettacolo, l’arte contemporanea agli spazi ambientali, la riflessione sul teatro agli incontri di letteratura, in una dimensione dinamica che rafforza l’idea complessiva del festival come fucina creativa e produttiva.
Con Paesaggi contemporanei In maniera parallela e complementare al festival di teatro, i segni dell’arte contemporanea si intersecano con lo spettacolo dal vivo e sono un elemento importante di incontro e riflessione con interventi di artisti giovani e affermati sul concetto di arte ambientale.
Fare arte utilizzando il paesaggio e il contesto urbanistico non solo come soggetto ma come materia stessa dell’opera, dando importanza alla ricerca estetica ma soprattutto ai segni dell’uomo, al suo passaggio e alla sua memoria.
Il progetto paesaggi contemporanei promosso dal Comune di Radicondoli, nasce nel 2021 con l’obiettivo di sviluppare progetti di arte contemporanea di alto profilo, finalizzati a delineare un percorso di segni artistici in rapporto alla struttura architettonica e paesaggistica di Radicondoli, in una dimensione di arricchimento culturale e di attrazione turistica.
Un investimento di arte ambientale che grazie alla cura di Fabio Gori e al rapporto con la Fattoria di Celle ha portato in pochi anni alcuni fra i più prestigiosi e significativi artisti contemporanei a lavorare per Radicondoli: Il progetto festival da alcuni anni non è più solamente una rassegna che ospita compagnie teatrali ma produce e distribuisce anche progetti originali nati all’interno dell’ officina creativa del festival.
Nel mese di Ottobre due spettacoli cooprodotti dal festival sono andati in scena in alcuni dei più importanti teatri italiani: Il paradiso di Accattone con Paola Pitagora al teatro Vascello a Roma e Bisogna lavorare l’argilla con Flo e Francesco Argirò alla sala mercato a Genova.
A marzo un altro spettacolo del festival, Un dettaglio minore con Dalal Suleiman, ha debuttato alla Sala Assoli a Napoli e al teatro India a Roma.
Per la prossima stagione continua la prestigiosa collaborazione con il Teatro Vascello di Roma con VAI PURE autocoscienza di una coppia, gli anni 70 fra arte e femminismo nella storia di Pietro Consagra e Carla Lonzi, con Paola Pitagora e Fernando Maraghini, che dopo il debutto a Radicondoli sarà replicato a Roma nel febbraio 2027.
Queste esperienze di collaborazione produttiva confermano la vitalità e la capacità produttiva del Festival, contribuendo a diffondere l’immagine di Radicondoli come luogo di cultura e officina creativa di alto profilo.
Una evoluzione del festival che non solamente ospita ma interviene su progetti di produzione o coproduzione che comunicano l’energia del festival e l’immagine di Radicondoli nei più importanti teatri italiani.

“Il teatro è un alleato esterno del cammino spirituale, ed esiste per offrire bagliori, inevitabilmente brevi, di un mondo invisibile che permea quello di tutti i giorni, ed è normalmente ignorato dai nostri sensi. Peter Brook

Massimo Luconi, direttore Radicondolifestival