A metà degli anni 80, Radicondoli, era un luogo appartato fuori dalle rotte più conosciute del turismo toscano, meta di alcuni intellettuali e stranieri attratti dal fascino di una Toscana più autentica di particolare bellezza paesaggistica, fra questi Luciano Berio che aveva scelto Radicondoli come luogo di vita e di lavoro.
Il paese era essenzialmente strutturato su pochi elementi, un bar, il circolo Acli e Arci, un ristorante, la pizzeria La pergola con una terrazza con vista mozzafiato sulla vallata ( luogo che avrà molta importanza nei primi anni del festival come dimensione socializzante e come ritrovo dopofestival) la bellissima pieve romanica accanto al cimitero, e come vita sociale una grande partecipazione agli eventi politici e religiosi e alle molte sagre che si svolgevano nel periodo estivo al poggio poco fuori il paese. Un microcosmo ospitale e accogliente, pieno di energia, di capacità organizzativa e di vivacità intellettuale: quindi il luogo ideale.
Il Festival nasce nel 1986, quando Giancarlo Calamai raffinato musicologo e appassionato di teatro che aveva ricoperto la carica di Presidente del teatro Metastasio di Prato, durante una visita ad alcuni amici francesi che abitavano nei dintorni di Radicondoli, rimane folgorato dalla bellezza del paese e del Convento dell’Osservanza che versava in stato di abbandono. Allo scopo di salvare la struttura, situata poco distante dal paese e con l‘idea di iniziare un piccolo festival di teatro e musica sulla falsariga di Montepulciano e Santarcangelo, che negli anni 80 erano un modello di riferimento per tutto il teatro italiano, Calamai coinvolge il Sindaco dell’epoca, Ivo Dei, che aderisce con entusiasmo al progetto di sviluppo culturale del paese attraverso l’idea di un festival.
Nell’estate 1986 fu realizzato il primo cartellone della rassegna: “Dal Medio Evo al Rinascimento”. Da allora il Festival ha sviluppato una programmazione fra teatro, danza e musica con alcuni ospiti di grande prestigio e consolidato un’autonoma struttura organizzativa grazie all’Associazione Radicondoli Arte che ancora oggi si occupa degli aspetti formali e gestionali del festival.
Da 40 anni il festival è al centro della comunità, un lungo cammino che denota lungimiranza da parte dell’ amministrazione comunale di un piccolo centro come Radicondoli, che ha sempre sostenuto il progetto festival.
Giancarlo Calamai ha diretto con coraggio il festival dagli esordi pionieristici fino al 1996, sviluppando una programmazione poliedrica e interessante, legata al teatro, alla musica, con incursioni anche nell’opera lirica.
Dal 1997 fino alla sua scomparsa nel 2009, il festival è stato diretto da Nico Garrone che ha delineato una dimensione aperta alle nuove tendenze del teatro di ricerca e alla danza.
Con Nico Garrone, intellettuale, sceneggiatore, critico teatrale di Repubblica, il festival è diventato fortemente attrattivo per le giovani compagnie e per i maestri del teatro italiano e europeo, costruendo una rete di relazioni a livello nazionale e internazionale, e diffondendo l’immagine di Radicondoli come luogo di cultura, di particolare fascino ambientale. Successivamente la direzione artistica è stata affidata per tre anni a Gabriele Rizza, giornalista e attento conoscitore del teatro toscano, insieme a Anna Giannelli ufficio stampa del festival e fidata collaboratrice di Garrone.
Il mio lavoro è iniziato nel 2012, in un momento abbastanza complesso della vita del festival dal punto di vista organizzativo e di gestione, con un bilancio che evidenziava alcune problematiche economiche e con una sorta di empasse progettuale che denotava difficoltà a trovare nuove strategie operative.
Avevo da sempre frequentato il festival come amico di Calamai con cui avevo collaborato per la prima edizione e in seguito ero stato chiamato da Garrone per fare la regia di un testo di Dacia Mariani La casa tra due palme di cui Nico aveva fatto la riduzione. Ma il legame profondo con Radicondoli era nato durante la realizzazione di due spettacoli con due attori di grande talento , un po’ irregolari e refrattari alle regole del teatro italiano, come Victor Cavallo per un lavoro su Dino Campana e Carlo Monni per un progetto su Bianciardi. E’ stato in quei giorni fatti di cene a tarda notte, di discussioni surreali e di bevute nel dopofestival sulla terrazza della Pergola, che sono nati i rapporti di intenso affetto con Radicondoli, che si sono poi cementati nel tempo. Occuparmi del festival è stato per me una condizione naturale, come frequentare un luogo familiare, morbido e spigoloso come tutta la Toscana, ma anche ospitale e profondamente generoso.
Il mio impegno si è focalizzato su una diversa organizzazione del festival, iniziando dagli allestimenti tecnici, che erano sproporzionati per un piccolo festival, puntando su un rapporto scenografico più semplice e in sintonia con la natura architettonica dei luoghi, che si è rivelato una linea vincente per la salute economica e l’evoluzione del festival. Per la parte organizzativa oltre a un piccolo nucleo di collaboratori esterni di sicura professionalità e particolarmente legati a Radicondoli, ho cercato di coinvolgere il più possibile le professionalità del territorio e attrarre i giovani con stages protetti, dando anche lavoro e possibilità di formazione.
Il Festival ha trovato una sua originale e definita connotazione, focalizzata alla ricerca della nuova drammaturgia italiana e straniera, portando avanti un progetto artistico focalizzato sul ruolo dell’attore e nello stesso tempo dedicando una grande attenzione ai nuovi linguaggi espressivi, alla creatività emergente e alle altre culture, senza trascurare il legame con il territorio, la formazione professionale dei giovani e la formazione del pubblico.
Inoltre da alcuni anni il festival si dilata nello straordinario patrimonio paesaggistico ambientale che circonda il paese, in luoghi ricchi di storia come le fattorie, i castelli e i boschi, sperimentando nuove forme di comunicazione e di rapporto con lo spazio.
In questi anni di direzione, penso di non aver stracciato il passato, ma grazie alla mia esperienza in istituzioni pesanti e complesse, come ad esempio i sette anni passati alla direzione del Teatro Metastasio, ho cercato di innestare una modalità operativa più solida, investendo in professionalità del territorio e dilatando l’evento festival a una dimensione temporale e a una visione culturale più ampia.
Abbiamo cercato di lavorare per fare del festival uno spazio vivo, dove discutere e confrontarsi, un luogo di forte socialità oltre che di spettacolo, aperto e a disposizione di tutti. Un luogo di incontro di differenti linguaggi, dalla danza ai segni visivi contemporanei, alla musica, agli spazi video e sonori e che utilizza anche delle esperienze del territorio intorno ad alcune tematiche culturali e ambientali.
La vocazione e l’identità del Festival si è fortemente legata all’uso dello spazio naturale, con un uso molto green degli allestimenti tecnici e con la consapevolezza di organizzare un festival sostenibile e attento al risparmio energetico, valorizzando gli spazi architettonici con soluzioni scenografiche e tecniche, semplici e inserite nell’ambiente naturale.
Radicondoli come isola culturale che unisce la formazione allo spettacolo, l’arte contemporanea agli spazi ambientali, la riflessione sul teatro agli incontri di letteratura, in una dimensione dinamica che rafforza l’idea complessiva del festival come fucina creativa e produttiva.
In maniera parallela e complementare al festival di teatro, i segni dell’arte contemporanea si sono intersecati con lo spettacolo dal vivo e sono diventati un elemento importante di incontro e riflessione con interventi di artisti giovani e affermati sul concetto di arte ambientale.
Fare arte utilizzando il paesaggio e il contesto urbanistico non solo come soggetto ma come materia stessa dell’opera, dando importanza alla ricerca estetica ma soprattutto ai segni dell’uomo, al suo passaggio e alla sua memoria.
Un investimento di arte ambientale iniziato nel 2021, promosso con convinzione dal Comune di Radicondoli e che grazie alla cura di Fabio Gori collezionista di grande esperienza, e al rapporto con la Fattoria di Celle, ha portato in pochi anni alcuni fra i più prestigiosi e significativi artisti contemporanei a lavorare per Radicondoli.
Carattere di continuità ha assunto anche il Premio Radicondoli per il teatro (già Premio Garrone) arrivato alle XVI edizione, è diventato un appuntamento di rilievo nel panorama culturale italiano. La giuria, presieduta da alcuni fra i più autorevoli critici italiani, assegna un premio a un Maestro del teatro italiano e a un giovane critico che si è distinto per la capacità di analisi e per il talento letterario; inoltre, ad anni alterni a un progetto complessivo di teatro, è stato anche instituito il riconoscimento alla memoria di Walter Ferrara, personalità di rilievo in campo culturale e nella ricerca tecnologica, che premia gruppi teatrali che si sono particolarmente distinti nell’uso di tecniche visuali e di nuove tecnologie.
In tutti questi anni Il valore materiale e immateriale del festival si è sedimentato con centinaia rapporti e conoscenze, da un saper fare artigianale e creativo, da innumerevoli articoli usciti su i maggiori giornali, che hanno amplificato e diffuso l’immagine di Radicondoli come luogo di cultura, con un ritorno di immagine nazionale e internazionale. I moltissimi professionisti che hanno lavorato e frequentato il festival in questi 40 anni ( attori, registi, organizzatori, critici) sono diventate dei preziosi testimonial che hanno comunicato in una rete ampia di relazioni e in maniera qualificata, la particolarità e il fascino di un luogo come Radicondoli.
Il festival di Radicondoli da alcuni anni non è più solamente una rassegna che ospita compagnie teatrali ma produce e distribuisce anche progetti originali nati all’interno della programmazione del festival. Queste esperienze confermano la vitalità e la capacità produttiva del Festival, contribuendo a diffondere l’immagine di Radicondoli nei più importanti teatri italiani.
Il lavoro di questi anni ha rafforzato una indicazione chiara:continuare a muoverci tra ricerca e pratica, costruendo strumenti condivisi, spazi di ascolto e processi che mettano al centro persone, territori e relazioni.
Il Festival riconferma Radicondoli luogo dinamico e privilegiato per il dialogo interculturale e intergenerazionale, una officina culturale che presenta proposte originali di spettacoli e work in progress tra tradizione e nuova scrittura, tra giovani e professionisti affermati.
Sono stati anni intensissimi, fatti di nuove alleanze, percorsi europei e extraeuropei e crescita profonda con il riconoscimento dal parte del MInistero dello spettacolo e della Regione Toscana.
Attraversandone insieme le tappe principali ci auguriamo per il futuro la serenità di restare in ciò che conosciamo e il coraggio che serve per continuare a trasformarsi con consapevolezza.
Massimo Luconi